di Andrea Giostra – «Sono da sempre attratto ed ispirato dal surrealismo classico, anche se, sono da sempre impegnato nella trasformazione della mia produzione, in un libero gioco delle metamorfosi. La Storia dell’Arte, assieme alla Natura… è una miniera di ispirazioni» (José Dalì)

Presentazione José Dalì Art

https://youtu.be/IteRft4VzvU

Ciao José, benvenuto e grazie per avere accettato il nostro invito.

Buon giorno e ben trovato!… e soprattutto grazie per l’imperdibile occasione di illustrare me stesso per quello che sono realmente nella mia più che comune realtà.

… chi è invece José nella sua quotidianità? Cosa ci racconti della tua vita al di là dell’arte e del lavoro?

Un orso parzialmente addomesticato… dalla propria moglie, che ha trovato nella campagna il suo naturale rifugio, e nella compagnia dei circa venti gatti, una vera e propria ragione di vita!

«Quando mio padre dipingeva non voleva che mi avvicinassi per il timore che con le mie manine potessi toccare le sue opere e imbrattarle. A fianco del cavalletto però per anni teneva la mia seggiolina di vimini» (Francesca Romana Fragale e gli Effettisti, “Effettismo. Corrente di pittura contemporanea”, Gangemi ed., Roma, 2021, pp.25-26). Racconti questo, tra le altre cose, in questo tuo scritto per il libro che abbiamo citato. Cosa ricordi del tuo periodo infantile e del rapporto con i tuoi genitori, grandissimi artisti e geniali creatori d’Arte del secolo scorso?

Le prime cose che mi vengono in mente sono i miei indaffaratissimi con i numerosi gatti, ospiti prediletti del loro giardino… assieme ad altri variegati rappresentanti del mondo “animale”… e la reiterata insistenza di mia madre che voleva fare di me un futuro campione di scacchi.

Oggi, a distanza di tanti anni dalla tua infanzia e da quei momenti che immagino felici, come leggi quel periodo della tua vita dal punto di vista artistico e dell’imprinting (chiamiamolo così!) formativo e della capacità di riconoscere la “bellezza” che certamente ti hanno lasciato? Oggi sei un artista riconosciuto dalla critica e dal mondo dell’arte internazionale, al di là della matrice infantile familiare e paterna in particolare. Cosa ti porti dentro quale artista, oltre agli ovvi aspetti personali ed affettivi che rimangono tuoi e non voglio toccare?

Mi porto dentro l’emozione e lo stupore di un gioco infantile fantastico, spensierato, infinito, in cui era estremamente difficoltoso distinguere la realtà quotidiana dallo scherzo goliardico … che ancora continua anche senza la presenza terrena dei miei genitori… e qualora dovessi casualmente assurgere immeritatamente ai confini estremi della notorietà… sarei l’ultimo a rendermene conto.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo e professionale che hai seguito quando hai iniziato a vestire i panni dell’artista di professione?

Dal primo momento in cui mi sono avvicinato, con estremo rispetto e passione al mondo dell’Arte, credo di non aver mai indossato alcun panno professionale. Il mio percorso, piuttosto stravagante, dettato dalla infinita curiosità personale, mi ha visto impegnato in ogni genere di impresa dalle più assurde alle più impensabili. Se mi soffermo per qualche attimo nel passato, ho l’impressione di aver vissuto più di qualche vita nel medesimo percorso in cui mi sorprendo quale giovane attore di cinema… di fotoromanzi, studente di architettura, cantante solista in un complesso negli anni settanta, disegnatore di fumetti, paracadutista, apprendista pilota sulle Lotus formula 2, creatore di gioielli, scrittore di romanzi e soggetti cinematografici, critico d’arte… e tantissime altre cose di cui ho perso memoria, ma senza mai ritenermi nel modo più assoluto professionista.


Come definiresti il tuo linguaggio? C’è qualche artista, oltre a tuo padre, al quale t’ispiri?

Definirei ogni genere di linguaggio pittorico emozionale ed estremamente leggibile da chiunque: un esperanto cromo-algebrico. Per quanto riguarda invece il mio linguaggio o la mia espressività personale, nel campo pittorico, sono da sempre attratto ed ispirato dal surrealismo classico, anche se, sono da sempre impegnato nella trasformazione della mia produzione, in un libero gioco delle metamorfosi. La Storia dell’Arte, assieme alla Natura… è una miniera di ispirazioni.

Tu José, sei un Effettista fondatore, insieme a Francesca Romana Fragale e ai tanti altri artisti, accademici e personalità di grande cultura. Perché hai abbracciato questa corrente e cosa rappresenta per te?

Un estremo bisogno identificativo individuale, che si distacca e si dissocia totalmente dalla confusione lasciata volutamente in atto, da operatori commerciali che con l’arte hanno davvero poco a che vedere. E nel contempo ritrovare, una volta per tutte, la strada tradizionale della pittura assieme ad altri Artisti con la medesima visione generale delle cose.

«Cominciai a pensare alle soluzioni nella vita. La gente che risolveva le cose aveva molta tenacia e una buona dose di fortuna. Se tenevi duro a sufficienza di solito arrivava anche un po’ di fortuna. Però la maggior parte delle persone non riusciva ad aspettare la fortuna, quindi rinunciava.» (Charles Bukowski, “Pulp”, Giangiacomo Feltrinelli Ed., Milano, 1995, p. 108). Ti senti di commentare questa frase di Bukowski pensando al tuo lavoro e alla tua passione per l’arte? Quale ruolo giocano la “tenacia” e la “fortuna” nella vita, nell’avere successo nel lavoro e nelle nostre “passioni”?

C’è ben poco da commentare su tali argomenti. Personalmente non ho mai pensato alle varie soluzioni per risolvere qualcosa. E men che meno ho mai pensato di affidare le sorti della mia vita… nelle mani talvolta “stitiche” della fortuna. Pertanto ritengo dipenda tutto dalle scelte iniziali. Se vuoi fare soldi devi dedicarti a qualche attività commerciale. Se invece vuoi semplicemente appagare la tua passione … non puoi pretendere anche di trarci un lauto guadagno. Il potere della tenacia invece e assolutamente relativo. A che serve la tenacia pittorica se nessuno acquista la tua produzione?

«I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti.» (Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015). Cosa ne pensi di questa frase del grande maestro Umberto Eco? In generale e nel mondo dell’arte, della cultura, della letteratura contemporanea? Come secondo te va interpretata considerato che oggi le TV, i mass media, i giornali, i social sono popolati da “opinionisti-tuttologi” che si presentato come coloro che sanno “tutto di tutto” ma poi non sanno “niente di niente”, ma vengono subdolamente utilizzati per creare “opinione” nella gente comune e, se vogliamo, nel “popolo” che magari di alcuni argomenti e temi sa poco? Come mai secondo te oggi il mondo contemporaneo occidentale non si affida più a chi le cose le sa veramente, dal punto di vista professionale, accademico, scientifico, conoscitivo ed esperienziale, ma si affida e utilizza esclusivamente personaggi che giustamente Umberto Eco definisce “autodidatti” – e che io chiamo “tuttologi incompetenti” – ma che hanno assunto una posizione di visibilità predominante che certamente influenza perversamente il loro pubblico? Una posizione di predominio culturale all’insegna della tuttologia e per certi versi di una sorta di disonestà intellettuale che da questa prospettiva ha invaso il nostro Paese? Come ne esce l’Arte vera da tutto questo secondo te?

Ogni affermazione, più o meno geniale… è frutto dell’esperienza personale di colui che visse l’attimo, o per meglio dire: del vissuto dell’Autore che può testimoniare l’effetto di tale esperienza e tramandarlo ai posteri che si ricorderanno di lui. In fondo, vendersi al migliore offerente di visibilità e/o notorietà televisiva… è un modo come un altro di prostituirsi… e persino la conoscenza e la cultura generale contemporanea, mutano continuamente in seguito a diversi fattori… come le mode scriteriate del “crea e fuggi”, le precarie condizioni politiche… generate soprattutto dal livello del quoziente intellettivo generale, instaurato nel Paese deliberatamente. Ma anche tra coloro che sapendosi intimamente venditori di fumo domenicale… esistono miseri furbacchioni, capaci di svendere sapientemente la propria “merce” illusoria, con la tragica consapevolezza dell’inefficacia totale di tale commercio, basato su una nullità culturale senza precedenti, super valutata dalla famelica offerta della “concorrenza” scriteriata, che pullula alla spasmodica ricerca di “pollame d’allevamento” da accalappiare alla bisogna per un illusorio ingaggio temporale colmo di futili promesse.

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Scrisse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva da questo punto di vista e sull’arte in generale?

Con tutto il rispetto per le opinioni personali di chiunque… non credo di poter minimamente nemmeno pensare di confutare l’affermazione perentoria, di un vero e proprio “monumento culturale” dal livello illimitato del calibro di Oscar Wilde. Ma come spesso accade, la verità è sempre nel mezzo. Nel caso specifico, comunque, a mio modestissimo parere … l’Arte , alla stregua dell’oro, delle pietre preziose e della sublime bellezza in generale, non passa mai inosservata… e per diritto acquisito continua a vivere in eterno.

«Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine egli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi in proposito? Secondo te qual è la differenza tra essere un “artista creatore” – come dice de Dominicis – e un “artigiano replicante” che crede di essere un “artista”?

Sinceramente non saprei cosa rispondere! E a mio avviso, tale quesito non avrebbe alcuna ragione di esistere. Ritengo personalmente da sempre la Natura, la più complessa e sterminata opera d’Arte vivente. E la prima cosa che mi sovviene è che il piacere di progettare e successivamente portare a termine un’opera, più o meno apprezzabile, con le proprie mani… è a dir poco un’esperienza entusiasmante. Nella logica tradizionale e da che mondo è mondo… è più che legittimo ritenere ogni “operatore progettuale” di un lavoro qualsiasi (e non necessariamente artistico di ogni genere), un Artista a tutti gli effetti.

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi, nel Ventunesimo secolo dove la tecnologia ha preso i sopravvento e l’arte contemporanea spesso si rivela replicante di successi e di grandi artisti de passato? Oppure è pompata da pseudo critici d’arte ai quali interessa esclusivamente il business economico e non certamente l’Arte vera?

A domanda rispondo: se non sono un artista e non mi ritengo affatto tale… come faccio a rispondere a una domanda come questa?… Però ci voglio provare lo stesso. Credo che al giorno d’oggi i veri artisti, salvo qualche rara eccellenza, si siano dovuti trasformare (gioco forza), in elementi multifunzionali “fai da te”… che non lasciando nulla al caso, e seguendo il vetusto percorso preconfezionato nel tempo, sulle altrui esperienze storiche, si siano dovuti adeguare ai tempi… per non vedersi costretti a cadere volontariamente “vittime” di facili illusioni, propagandate e proposte a piene mani da viscidi affabulatori senza arte e né parte, venditori di sogni privi di scrupoli, insensibili, rapaci, veri e propri cialtroni, sovente scorretti e che non hanno alcuna affinità con l’Arte e i suoi derivati.

Quando parliamo di bellezza, siamo così sicuri che quello che noi adulti nati nel Novecento intendiamo per bellezza sia lo stesso, per esempio, per i ragazzi della Generazione Z o per i Millennial, per gli adolescenti nati nel Ventunesimo secolo? E se questi canoni non sono uguali tra loro, quando parliamo di bellezza che salverà il mondo, a quale bellezza ci riferiamo?

Certo che no!… e mai come in questi tempi di ultima generazione, tale riferimento ha perso buona parte del suo iniziale significato e totalmente ogni speranza. In quanto nelle nuove generazioni è mutato completamente il senso della bellezza pura, deviando forzatamente l’immaginario comune e trascinandolo lontano dalla realtà, con la bonaria influenza e complicità dei media, che ha portato a ritenere bello, tutto ciò che è strano ed estremamente lontano da ogni atavica tradizione secolare.

Esiste oggi secondo te una disciplina che educa alla bellezza? La cosiddetta estetica della cultura dell’antica Grecia e della filosofia speculativa di fine Ottocento inizi Novecento?

Si!… è e sarà eternamente la stessa! Quella che ha da sempre guidato, illuminato e condotto sul giusto percorso ogni generazione. Le mode sono fugaci, inaspettate e improvvise come una folata di vento. Diversamente… la verità oggettiva, rimane eternamente la stessa, anche se e quando determinati speculatori occasionali, privi di scrupoli e di coscienza… provano a strumentalizzarla a proprio uso e consumo per i propri discutibili interessi.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea?

Per quanto mi riguarda direttamente… è la fortuna più grande e meravigliosa che possa capitare a chiunque. E non è affatto credibile che possa togliere l’uomo (o la donna), dalle braccia della ragione!… Dipende da chi incontra e soprattutto se l’altra parte di te stesso, ha dimostrato ampiamente e all’occorrenza, di saper essere in ogni momento al di sopra della ragione stessa.


Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Ritengo per coloro che casualmente non li abbiano già letti:

Il giovane Holden di Salinger, una lettura a dir poco “doverosa”… come anche: Il nome della rosa di Umberto Eco. Infine… e perché no?… Il mio ultimo romanzo in via di ultimazione, scritto a quattro mani con il mio amico Ferdinando Scavran: L’afflato del Diavolo. I primi due, perché li ritengo, assieme a molti altri, delle pietre miliari. Il terzo invece… perché di fatto sembrerebbe quasi una vera e propria “bomba” letteraria fuori da ogni canone tradizionale ed estremamente veritiera… come una deflagrazione scaturita da dietro le quinte dell’ipocrisia di facciata di un falso perbenismo nazionale artistico e non, offerto a piene mani da certi rappresentanti del nulla, squallidi promotori occasionali di sterili e vacue illusioni… in cerca di polli.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?

Cinematograficamente parlando… sono rimasto un po’ indietro… e fermamente ancorato a certi classici eccellenti, quali: Qualcuno volò sul nido del cuculo… di Milos Forman del 1975. Oppure: La grande fuga di John Sturges del 1963 e magari anche: La classe dirigente di Peter Medak del 1972. Perché questi, come diversi altri, fanno ormai parte integrante dello stratosferico e immortale valore della Storia del cinema.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni artistici, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato?

Guarda caso… sto lavorando alla messa in opera di una mia produzione cinematografica, che potrebbe vedere il mio esordio nella regia di un lungometraggio, tratto da un mio libro tutt’ora in corso d’opera intitolato: Il manager di Dio. Ma a parte questo, continuo a dipingere per programmare altre nuove e diversificate esposizioni personali. E inoltre, mi sto dedicando alla stesura di recensioni critiche personali per nuovi e/o “consumati” Artisti professionisti.

Una domanda difficile José: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo atelier per comprarne alcune.

Ah,ah,ah,ah… qui caschiamo davvero male! … perché non vedo davvero una valida giustificazione, al fatto che mi rimane estremamente difficile vendere delle opere, che realizzo con grandi difficoltà … e solo per il piacere di esprimere un concetto …oppure un’idea, oppure un concetto, che mi frulla temporaneamente nella testa.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Penserei a tutti coloro che nel tempo si sono rivelati dei veri amici e che ancora, malgrado il mio carattere non proprio facile, sono rimasti tali. E la lista è veramente ancora infinita per poterla inglobare in una singola pagina. Ma ringrazio con la medesima intensità, anche coloro che si sono maldestramente rivelati per quello che sono… e cioè degli elementi squallidi ed estremamente negativi, da allontanare definitivamente e da cancellarli dalla propria memoria .


Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Su Facebook .

Per concludere, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa chiacchierata?

Grazie per la pazienza dimostrata nel leggere le mie risposte.

José Dalì

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Andrea Giostra

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